di Stefano Felri (il Fatto Quotidiano)
Giulio Tremonti è tornato, in
un’intervista a Lucia Annunziata su Rai3 ha criticato la manovra del
governo Monti e ha rivendicato di non aver sbagliato una mossa nella
gestione della crisi .
É utile quindi ricordare quanto errate fossero
invece le sue previsioni, come fa Stefano Feltri nel libro appena uscito
per Aliberti “Il giorno in cui l’euro morì”.
Tremonti e Berlusconi sbagliavano
quando predicavano ottimismo oppure, davvero, la valanga della crisi dei
debiti sovrani ha travolto tutto cogliendo di sorpresa l’Italia? Per
rispondere bisogna partire da alcuni semplici numeri. La repentina
perdita di fiducia degli investitori nella Grecia è dovuta alla scoperta
che i bilanci erano truccati. Come puoi prestare soldi a qualcuno che
si presenta benestante ma poi in realtà è irrimediabilmente in bolletta?
Il governo di Atene aveva mentito sul deficit. Anche l’Italia, con
Giulio Tremonti, ha mentito ai mercati. Ma con un tasso di furbizia
maggiore, sul filo della legalità, senza presentare bilanci falsi ma
abbellendo qualche cifra dove serviva, raccontando una versione
edulcorata dell’economia così fasulla e così evidentemente sbagliata da
sembrare una strizzata d’occhio agli investitori. Tremonti, con i suoi
documenti del Tesoro, sembrava voler dire agli investitori: «Sappiamo
tutti e due che quello che c’è scritto qui non è vero, ma non ci sono
sorprese.
Le balle sono solo quelle evidenziate». Cioè i numeri sulla
crescita. Visto che i dati che interessano ai mercati sono tutti in
percentuale, cioè conta quanto debito c’è rispetto alla ricchezza
prodotta e non in assoluto, i numeri si possono truccare in due modi: o
mentendo sul deficit, come ha fatto la Grecia, o gonfiando le stime di
crescita, come ha fatto l’Italia.
PRENDIAMO la Ruef, cioè la Relazione
unificata di economia e finanza del 6 maggio 2010, firmata da Giulio
Tremonti, in cui viene fissato ufficialmente il quadro economico in cui
il governo deve operare negli anni futuri. Ecco cosa
c’è scritto nella Ruef: “Dall’inizio
di quest’anno i segnali di ripresa si stanno rafforzando. La crescita
dell’economia italiana è stimata all’1,0 per cento nel 2010, all’1,5 per
cento nel 2011 e al 2,0 per cento nel 2012”.
Da notare quel +2 per cento nel
2012, oggi sappiamo che ci aspetta la recessione, -0,5 per cento. Una
crescita simile negli ultimi dieci anni si è vista solo nel 2006, anche
l’1,5 previsto da Tre-monti per il 2011 sembrava un po' esagerato. Come
era già prevedibile in quel momento, l’economia italiana nel 2011, nel
2012 e forse anche oltre avrebbe potuto soltanto arrancare attorno allo 0
per cento di crescita annua.
MA A TREMONTI serve gonfiare la
crescita, è l’unico modo per far sembrare le finanze sotto controllo,
così il deficit rispetto al Pil risulta alto ma non eccessivamente
preoccupante, cioè il 5,9 per cento nel 2010, 3,9 nel 2011 e 2,7 nel
2012. L’Italia sembra quasi virtuosa. A ogni documento del Ministero del
Tesoro successivo, il quadro viene aggiustato per renderlo un po’ più
simile alla realtà, annunciando al contempo i provvedimenti necessari
per mantenere il deficit allo stesso livello delle previsioni e non dare
l’impressione di essersi arresi. Già a settembre,
infatti, Tremonti presenta un nuovo
documento, la Decisione di finanza pubblica, che è la base su cui
costruire la Finanziaria (cioè la legge di bilancio) per gli anni
2011-2013. Si cambiano i dati di qualche zero virgola, correggendo un
po’ al ribasso, ma si rassicura sul fatto che nel 2012 e nel 2013 ci
sarà un boom. E quindi tutto è sotto controllo. Per essere uno che si
vanta di aver previsto tutto, Tremonti commette errori non da poco:
anziché sentire l’arrivo dei venti della recessione globale, li scambia
per refoli di ripresa.
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