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mercoledì 21 dicembre 2011

INUTILI MANAGER (di Stefano Feltri, il Fatto Quotidiano)


Perfino la rivista di Harvard solleva il dubbio: forse è meglio che i lavoratori facciano da soli.

  E se i supermanager facessero solo danni? Il dubbio è venuto prima al movimento di Occupy Wall Street, poi alla Harvard Business Review, la rivista più autorevole di management, dell’omonima università. “Primo, licenziare tutti i manager”, si intitola l’articolo Gary Hamel, un professore della London Business School che osa scrivere: “Il management è la meno efficiente attività dell’attività meno efficiente della tua organizzazione”. Poi usa argomenti che, ai ragazzi che in Zucotti Park rivendicano di essere il 99 per cento, suonano familiari: più barocca la gerarchia, maggiore il rischio che l’azienda prenda decisioni disastrose “perché i manager più potenti sono quelli più distanti dalla prima linea della realtà”. Nel 2010 tra stipendi e premi i top manager delle 25 principali imprese finanziarie di Wall Street hanno incassato 135 miliardi di dollari, secondo il Wall Street Journal. Quest’anno si prevede un crollo del 30 per cento dei bonus, ma l’impressione generale è che sia un po’ poco, visto come sta andando il settore finanziario globale e quante centinaia di miliardi di dollari ha pagato il contribuente americano per salvare Wall Street.
   Di solito si pensa che il problema sia che gli stipendi non sono allineati alle performance, cioè in molti guadagnano troppo anche quando non lo meritano. Generazioni di consulenti hanno fatto le proprie fortune proponendo schemi di retribuzione innovativi, che facessero coincidere gli interessi del manager con quelli dell’azionista. “Com’è possibile che tanta gente che sa così poco faccia così tanti soldi dicendo ad altra gente come fare il lavoro che è pagata per saper fare”, si chiede Matthew Stewart in Twilight manager (Fazi). E infatti non ha funzionato. Stefano D’Addona e Axel Kind, due economisti, hanno studiato 2.376 cambi di allenatore negli ultimi 50 anni di calcio inglese e sono giunti alla conclusione che più aumenta la competizione e l’importanza economica dello sport, più frequenti diventano i cambi di panchina. Come dire: quando le cose si fanno serie, si deve licenziare più spesso. Cosa che ai top managernon sportivi succede assai di rado.
   Sulla Harvard Business Review Gary Hamel propone quindi di imitare il modello della Morning Star, una società leader della lavorazione del pomodoro dove non ci sono manager: in ogni reparto i lavoratori si organizzano da soli, niente gerarchie, gli stipendi sono diversi soltanto in base ai diversi risultati ottenuti. Così la competizione è per essere più bravi, non per compiacere il capo. Nelle etichette da business school si chiama “self management”: ogni anno ciascun dipendente spiega in un documento quali colleghi sono toccati dal suo lavoro, così si definiscono gruppi spontanei. Che, pare, funzionino: Morning Star ha avuto un fatturato di 700 milioni nel 2010.
   Utopia o incubo? Chissà. Viste le performance dei manager italiani raccontate qui sotto, però, forse una lattina di pomodoro Morning Star potrebbe essere il regalo di Natale giusto per molti di loro.

martedì 13 dicembre 2011

Gaudium et Spes

Concilio Vaticano II


76. La comunità politica e la Chiesa 

È di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori.

La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.

La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo. L'uomo infatti non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna.

Quanto alla Chiesa, fondata nell'amore del Redentore, essa contribuisce ad estendere il raggio d'azione della giustizia e dell'amore all'interno di ciascuna nazione e tra le nazioni. Predicando la verità evangelica e illuminando tutti i settori dell'attività umana con la sua dottrina e con la testimonianza resa dai cristiani, rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini.

Gli apostoli e i loro successori con i propri collaboratori, essendo inviati ad annunziare agli uomini il Cristo Salvatore del mondo, nell'esercizio del loro apostolato si appoggiano sulla potenza di Dio, che molto spesso manifesta la forza del Vangelo nella debolezza dei testimoni. Bisogna che tutti quelli che si dedicano al ministero della parola di Dio, utilizzino le vie e i mezzi propri del Vangelo, i quali differiscono in molti punti dai mezzi propri della città terrestre.

Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni.

Ma sempre e dovunque, e con vera libertà, è suo diritto predicare la fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E farà questo utilizzando tutti e soli quei mezzi che sono conformi al Vangelo e in armonia col bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni.
Nella fedeltà del Vangelo e nello svolgimento della sua missione nel mondo, la Chiesa, che ha come compito di promuovere ed elevare tutto quello che di vero, buono e bello si trova nella comunità umana (164) rafforza la pace tra gli uomini a gloria di Dio (165).